di Luca Pignatelli, Ufficio Studi Economici dell’Unione Industriale di Torino

 


Per le imprese della nostra area l’India è un mercato ancora poco sfruttato, ma con grandi potenzialità di crescita.
Nel 2015 le esportazioni piemontesi verso l’India sono state pari ad appena 291 milioni di euro: un’inezia rispetto a un totale di 44 miliardi. Né le cose cambiano se si restringe l’analisi a livello della provincia di Torino: 132 milioni di euro sui 21 miliardi totali.


Anche la presenza diretta delle imprese piemontesi e torinesi in India è episodica: si contano sulle dita di una mano le aziende piemontesi con stabilimenti produttivi in India; poche altre hanno una sede commerciale o di rappresentanza.
Al contrario, non si può dire che negli anni le iniziative di promozione verso questo paese non siano state numerose e di rilievo, da parte sia dal mondo privato (associazioni imprenditoriali) che degli enti pubblici (Governo, ICE). Al contrario, l’India è stato uno dei principali paesi-target.
Anche l’Unione Industriale di Torino ha dedicato importanti risorse alla proiezione commerciale e/o produttiva verso l’India.
Fondata nel 1906, l’Unione Industriale di Torino è oggi una delle principali associazioni di rappresentanza delle imprese operanti in Italia, con oltre 2.300 aziende associate, manifatturiere e dei servizi. Negli anni il ruolo della associazione si è profondamente trasformato, seguendo o accompagnando la “metamorfosi” del nostro sistema industriale. La scomparsa, o il forte ridimensionamento, delle grandi imprese; il peso crescente di contenuti immateriali sul valore dei beni finiti. Nuove tipologie di imprese su sono affermate quali nuove protagoniste dello sviluppo: imprese di media dimensione, fortemente internazionalizzate, in genere di livello tecnologico medio-alto, senza caratterizzazioni settoriali specifiche.
Al tradizionale ruolo di tutela degli interessi delle aziende nelle relazioni industriali si è venuta sempre più sostituendo l’attività di consulenza e supporto alle imprese, svolta da oltre 120 professionisti in diversi ambiti.
La promozione dell’internazionalizzazione è diventata una della aree di attività più strategiche, in risposta alla domanda delle nostre imprese: partecipazione e fiere, missioni commerciali e incontri B2B, sviluppo di network di imprese e istituzioni.
Per quanto riguarda in particolare l’India, già negli anni ’80 l’Unione aveva creato un liason office a New Delhi con la funzione primaria di facilitare i contatti tra le nostre imprese e partner indiani. L’ufficio è stato chiuso qualche anno fa sulla base dei risultati poco confortanti e della volontà di massimizzare le sinergie con l’attività degli enti di promozione della Regione Piemonte (Centro Estero per l’Internazionalizzazione, poi diventato CEIP-Centro Internazionalizzazione Piemonte).
Con ACMA (Automotive Components Manufacturers Association of India) la nostra associazione ha una rodata collaborazione che ha portato all’organizzazione di missioni commerciali e incontri B2B nei due paesi.
Ad aprile ha avuto luogo una importante missione imprenditoriale a Delhi e Mumbai organizzata da Confindustria in collaborazione con ICE, con focus settoriale su automotive, infrastrutture e costruzioni, energie e rinnovabili e tecnologie green, macchinari, ICT, farmaceutico.
Di recente abbiamo organizzato un workshop operativo dedicato all’India, con la presenza di imprese già operanti in India, banche e esperti.
A frenare la presenza delle imprese piemontesi e torinesi sul mercato indiano sono fattori di natura diversa. Non va dimenticato che l’India ha un livello di sviluppo e di reddito ancora molto lontano da quello di altri paesi “emergenti”come la Cina: il PIL procapite è intorno ai 1.700 dollari, contro gli oltre 8.000 della Cina. La piccola dimensione media delle nostre imprese gioca certamente un ruolo: le PMI hanno inevitabilmente maggiori difficoltà non solo a investire su nuovi mercati, ma anche ad adattare l’organizzazione aziendale (quasi sempre molto piramidale, con scarso potere delegato ai manager) e trovare risorse umane adeguate.
Ancor prima che le differenze normative e istituzionali, la grande distanza culturale rende particolarmente problematico l’approccio all’India per imprese che hanno scarsa attitudine ad appoggiarsi a consulenti esterni o istituzioni preferendo spesso un “fai-da-te” imprenditoriale destinato ad ottenere risultati modesti.
In sostanza, siamo conviti che in un orizzonte di medio-lungo termine l’India possa offrire importanti occasioni di business sia come mercato di sbocco che come filiera di fornitura in molti settori. Non si tratta tuttavia di una prospettiva di breve periodo: realizzarla richiederà un’azione di sistema da parte delle istituzioni e delle associazioni imprenditoriali.

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