di Donatella Saccone, Università di Torino

Il 15 e 16 maggio, a Torino, è stato tenuto il workshop "Why do some economies emerge while others do not?", organizzato da OEET. Seguendo lo spirito del 5° numero di ‘Economie Emergenti’ (Note sul concetto di economie emergenti, http://www.osservatorio-economie-emergenti-torino.it/emerging-economies/04-november-2016.html), il workshop si è posto l’obiettivo di lanciare un primo dibattito scientifico sul tema e raccogliere così alcuni contributi volti a definire questa categoria di economie da un punto di vista concettuale e storico. Il fine è stato quello di provare a rispondere alla domanda posta nel titolo, partendo da un fatto facilmente osservabile e evidenziato da OEET in più di un’occasione: il concetto di economie emergenti, largamente usato nella letteratura economica a partire dagli anni ’80, è stato spesso adottato senza avvalersi di una definizione precisa. Infatti, a parte alcuni tentativi isolati, le organizzazioni internazionali, gli studiosi e gli analisti finanziari hanno raramente provato a definire ciò che essi intendevano con il termine ‘economia emergente’.

 

Nel corso del workshop, gli interventi si sono focalizzati su due principali filoni di studio. Innanzitutto, il concetto di economie emergenti e le relative problematiche di misurazione sono state discusse da un punto di vista concettuale. E’ proprio in questo filone che rientra il contributo di Jan Priewe, che riportiamo in questo numero. Priewe infatti critica il tradizionale sistema internazionale di classificazione delle economie e propone nuove linee guida. Il secondo filone di ricerca, caratterizzato da un approccio più storico, ha invece dibattuto quali siano i processi che portano all’emersione economica di alcuni paesi e al fallimento di altri nel percorso di sviluppo, presentando una serie di casi studio significativi. Riportiamo qui tre analisi comparate. Giovanni Andrea Cornia contribuisce al dibattito sulle cosiddette ‘low -level equilibrium poverty traps’, comparando una storia di successo – il decollo economico del Bangladesh- con una storia di fallimento – ovvero la stagnazione economica e sociale del Niger- e discutendo i principali fattori che hanno determinato questi destini divergenti. Michele Boario compara le condizione economiche del Myanmar con quelle di due economie emergenti – Vietnam e Tailandia - concludendo che il Myanmar sembra essere sulla buona strada per ricalcare il decollo dei suoi due vicini asiatici. Vittorio Valli, invece, evidenzia analogie e differenze tra il sentiero di sviluppo seguito dalla Corea del Sud, ad oggi un’economia pienamente emersa, e quello dell’Indonesia, una delle maggiori economie emergenti a livello mondiale.
Infine, il workshop ha ospitato la tavola rotonda ‘L’Italia incontra l’India, l’India incontra l’Italia: strategie di impresa’, con l’obiettivo di discutere le esperienze, le opportunità e le sfide incontrate dalle imprese italiane in India e da quelle indiane in Italia. Riassumiamo qui gli interventi di due dei relatori: Stefano Namari, consulente del Gruppo Cornaglia, e Luca Pignatelli, responsabile dell’Ufficio Studi Economici dell’Unione Industriale di Torino.

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