di Marta Marson, Università degli Studi di Pavia, Università degli Studi dell’Insubria.

 

La presenza cinese in Africa ha radici profonde che, per limitarsi alla storia contemporanea,  risalgono agli anni ‘50 e ‘60 del 900, con il supporto ai nuovi stati nazionalisti e socialisti e poi più ampio, dagli anni ’70 per ottenere voti alle Nazioni Unite e in funzione anti Taiwan. Dal 2000 però hanno raggiunto dimensioni notevoli e attirato crescente attenzione una serie di processi legati alla presenza cinese in Africa ed all’aumento dei flussi economici e finanziari connessi. La classificazione di tali flussi in termini di aiuti pubblici e investimenti privati non è facile, sia per il ruolo preminente dello stato cinese nel’economia, sia per l’approccio poco ortodosso della Cina rispetto agli standard elaborati dai donatori tradizionali. 

 

di Francesco Abbate e Marco Musso

Il Myanmar sta attraversando un momento epocale del suo percorso di sviluppo, come dimostrano le grandi trasformazioni e le riforme politiche ed economiche intraprese con la costituzione di un governo semi-civile nel 2011. Dopo cinquant’anni di isolamento politico ed economico, il Paese è in via di transizione da una economia dirigista chiusa ad una economia di mercato aperta. Questo processo di liberalizzazione e di apertura verso l’economia globale è il risultato di ambiziose riforme in campo fiscale, monetario, bancario e valutario così come nella sfera del commercio internazionale e degli investimenti esteri.

di Alessia Amighini e Andrea Goldstein

 

Sebbene i dati sull’andamento dell’economia cinese del primo semestre 2015 lasciano ormai ben pochi dubbi sull’effettiva capacità del governo di traghettare il paese in modo indolore verso un nuovo modello di crescita (il cd New Normal al 7% annuo, annunciato alla fine del 2014), all’origine del crollo delle borse cinesi della scorsa estate vi è l’incoerenza delle misure adottate per farvi fronte, e l’incertezza sul corso futuro della politica economica di Pechino. La crisi di borsa di agosto è stata causata, oltre dal rientro fisiologico dai corsi gonfiati dell’ultimo anno (+150% a Shanghai), in gran parte dall’incertezza sulle priorità e dall’incoerenza di Pechino sulla determinazione a mantenere la stabilità economica e finanziaria nel corso della transizione.

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